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ToggleCi sono immagini che non raccontano un momento, ma un mondo. La fotografia paesaggistica ha questa forza: ti mette di fronte a un panorama e ti chiede di ascoltarlo. A volte è silenzio, a volte è vento, a volte è luce che danza su colline dimenticate. Ma una cosa è certa: un paesaggio non si scatta, si incontra.
Quando sono davanti a un orizzonte aperto, sento che devo prima respirarlo, solo dopo posso fotografarlo. C’è qualcosa di profondamente fisico, quasi spirituale, nel raccontare la terra, il cielo, l’acqua e la luce che li attraversa, non si tratta solo di tecnica, ma di presenza. Devi esserci, con tutto te stesso, per riuscire a tradurre quello che hai davanti in uno scatto che emoziona e devo dirlo tra i tanti stili fotografici che ci sono questo è quello che rientra tra i miei preferiti.
Non è solo natura, è racconto
Molti associano la fotografia paesaggistica solo a foreste, montagne e laghi, ma per me il paesaggio è ogni ambiente che comunica grande respiro: può essere una duna del deserto, una costa frastagliata o anche una distesa urbana di tetti, un campo coltivato, una strada che taglia in due la pianura. Il paesaggio è ovunque ci sia una relazione tra spazio e sguardo, questa secondo me è la fotografia paesaggistica.
Per questo cerco sempre luoghi che abbiano qualcosa da dire, mi affascinano i contrasti: il verde acceso dell’Islanda che incontra il cielo nero delle tempeste, il bianco calcareo della Val d’Orcia spazzato dal vento d’estate, le Dolomiti rosa all’alba, quando sembrano uscite da una fiaba.
Ma anche i posti più “semplici” sono una sfida creativa. Ti è mai capitato di trovarti in un campo appena arato? Terra, cielo e niente altro eppure con la luce giusta può diventare un paesaggio drammatico, potente, quasi cinematografico, dipende tutto da come lo guardi.
La luce è l’elemento vivo
Immergersi nella fotografia paesaggistica significa inseguire la luce e no, non intendo solo l’ora d’oro, parlo della luce vera, quella che cambia in un istante, quella che entra tra le nuvole, quella che scolpisce un crinale o riflette sull’acqua. A volte mi sveglio prima dell’alba, mi piazzo al freddo con treppiede e termos e aspetto. E aspetto. Perché so che in quel preciso momento, tra le 6:43 e le 6:51, la luce farà qualcosa che non si ripeterà più.
Le condizioni atmosferiche sono parte integrante di questo gioco, amo la nebbia che inghiotte, la pioggia che rende tutto più intenso, il cielo plumbeo prima del temporale e non ho paura del brutto tempo: spesso è quello che regala l’atmosfera più forte.
Mete da non perdere
Ci sono luoghi che porto nel cuore perché sono stati scuole di fotografia a cielo aperto. Te ne racconto alcuni.
1. Cinque Torri, Dolomiti
Camminare tra queste guglie è come entrare in una cattedrale naturale, la luce cambia ogni dieci minuti puoi lavorare con grandangoli per includere il cielo o con un tele per isolare dettagli delle pareti. All’alba, con la nebbia bassa, sembra un paesaggio lunare.
2. Valle della Luna, Sardegna
Una distesa di rocce scolpite dal vento, colori pastello e tramonti infuocati è un luogo poco fotografato, ma ogni volta che ci torno mi regala uno scatto diverso. Serve pazienza, ma la composizione qui è puro gioco di forme.
3. Parco dei Monti Sibillini
Un paesaggio mistico, avvolto da leggende e silenzi perfetto per chi ama la fotografia paesaggistica in bianco e nero, con contrasti netti tra campi coltivati e cieli drammatici.
4. Islanda (ma non solo il Circolo d’Oro)
Basta uscire dalle rotte turistiche per scoprire una natura selvaggia e incontaminata, una strada deserta, una cascata senza nome, un campo di lava coperto di muschio: qui tutto è fotografia.
5. Pianura Padana in inverno
Sì, hai letto bene quando arriva la nebbia e i colori spariscono, restano solo forme e suggestioni. È minimalismo puro, e richiede occhio e sensibilità ma quando funziona, è poesia.
Composizione: una scelta poetica
Una delle sfide nella fotografia paesaggistica è evitare la cartolina. L’inquadratura centrale, il tramonto perfetto, l’albero isolato… sono cliché. Io cerco sempre un punto di vista diverso: un riflesso, una texture, una diagonale che guida l’occhio, uso spesso la regola dei terzi, ma non come schema fisso: più come spunto per rompere l’equilibrio in modo interessante.
Anche includere un soggetto umano – piccolo, lontano – può dare scala e profondità. Un escursionista su un crinale, una barca in mezzo al lago, una figura in controluce al tramonto. L’importante è che non rubi la scena al paesaggio, ma lo completi.
Attesa e presenza
C’è una lezione che ho imparato tardi: aspettare. Non basta arrivare, montare il treppiede e scattare, bisogna fermarsi, ascoltare e osservare. A volte un dettaglio – una nuvola, un riflesso, una luce improvvisa – trasforma una scena banale in qualcosa di unico ma arriva solo a chi resta. Ed è qui che la fotografia paesaggistica ti insegna anche qualcosa sulla vita, la pazienza!
L’attrezzatura per la fotografia paesaggistica
Quando si parla di fotografia paesaggistica, l’attrezzatura è un’estensione dell’occhio. Non serve avere uno zaino pieno di cose, serve l’attrezzo giusto, nel momento giusto. Dopo anni passati tra sentieri polverosi, scogliere, nebbie e albe gelide, ti dico cosa funziona davvero nella fotografia paesaggistica e perché.
La fotocamera
Per me la scelta della macchina fotografica dev’essere legata alla resistenza, alla gamma dinamica e alla fedeltà cromatica. Ho usato reflex e mirrorless, e quello che cerco oggi è un corpo macchina che reagisca bene anche in condizioni difficili.
Ti consiglio:
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Canon EOS R5: un mostro di dettaglio, perfetta anche per i crop e per chi ama stampare in grande. Ha un sensore che digerisce benissimo le alte luci dell’alba e i cieli infuocati.
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Nikon Z7 II: dettagli nitidi, colori realistici, corpo robusto. Un’ottima alternativa se sei affezionato al mondo Nikon.
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Fujifilm X-T5: se vuoi restare più leggero e ami il look rétro, è un gioiellino. I colori sono meravigliosi, e se la usi con obiettivi XF ti regala un look molto personale.
Ma attenzione: la miglior macchina è quella che ti conosce, quella con cui ti senti fluido. La fotografia paesaggistica non aspetta: devi essere pronto in ogni momento.
Gli obiettivi
Qui si apre un mondo. Io porto sempre con me almeno tre lenti per la fotografia paesaggistica. Ti spiego perché.
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Grandangolo 16-35mm f/4
È il mio punto di partenza per ogni paesaggio. Mi permette di catturare tutta la scena, di includere cielo, linee prospettiche, profondità. Ma va usato con criterio: se esageri con la distorsione, perdi naturalezza. -
Standard 24-70mm f/2.8
La lente tuttofare, perfetta quando non voglio cambiare obiettivo ogni tre minuti. Mi dà flessibilità per isolare dettagli o per avere una vista ampia. La uso molto anche per i paesaggi urbani, perché mantiene equilibrio e definizione. -
Teleobiettivo 70-200mm f/2.8 o f/4
Lo so, è pesante. Ma mi ha salvato tanti scatti. Con un tele puoi schiacciare i piani, cogliere dettagli lontani, lavorare sul minimalismo o sulla geometria naturale. In certi paesaggi è l’unica arma che fa la differenza.
Filtri
La luce non si comanda, ma si può gestire. Durante le sessione di fotografia paesaggistica uso sempre:
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Filtro ND (neutral density) per le esposizioni lunghe su corsi d’acqua, mare, nuvole in movimento.
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Filtro polarizzatore per eliminare riflessi su laghi, foglie, superfici umide, o per scurire leggermente il cielo quando è troppo piatto.
I filtri vanno scelti buoni, anche se costano: uno scarso ti rovina l’immagine, letteralmente.
Treppiede
Mai uscire senza quando si parla di fotografia paesaggistica. Anche uno compatto, in carbonio, basta. Serve per lunghe esposizioni, ma anche solo per stare fermi e pensare. Il treppiede rallenta, ti costringe a comporre con calma, a osservare davvero.
Zaino e accessori
Un buon zaino tecnico con schienale traspirante e apertura laterale è fondamentale, soprattutto se cammini. Portati sempre:
- panni in microfibra per pulire le lenti (pioggia e polvere sono ovunque)
- powerbank o batteria extra
- copertura antipioggia per la fotocamera
- guanti sottili se sei in zone fredde (per usare i comandi senza perdere sensibilità)
- una borraccia, perché sembriamo fotografi ma siamo anche esploratori.
E, sempre nello zaino, una cosa che non dimentico mai: un piccolo taccuino Moleskine, per segnare pensieri, coordinate, dettagli del momento. La fotografia paesaggistica è anche diario, memoria, osservazione.