Fotografia astratta: imparare a vedere oltre ciò che sembra

Facebook
Twitter
LinkedIn
Pinterest
Pocket
WhatsApp
Fotografia astratta: imparare a vedere oltre ciò che sembra
La fotografia astratta è il genere che più di ogni altro ti obbliga a guardare oltre l’apparenza, a trasformare forme, linee e texture in emozioni visive. In questo articolo ti racconto come allenare lo sguardo e sperimentare, anche se non hai mai praticato questo stile.

C’è qualcosa di affascinante e allo stesso tempo destabilizzante nella fotografia astratta. È un genere che non ti dà punti di riferimento, che non ti racconta subito cosa stai guardando, che non cerca di essere comprensibile a tutti i costi. Ed è proprio per questo che funziona: perché ti obbliga a cambiare prospettiva, a lasciare andare la necessità di capire per forza, e a vivere un’immagine per quello che ti fa sentire.

Personalmente, non ho mai praticato l’astratto in maniera sistematica, preferisco altri stili fotografici. Non è nelle mie corde, lo ammetto, e non è il tipo di fotografia che solitamente cerco quando esco con la macchina in mano. Però ogni volta che vedo uno scatto astratto fatto bene rimango colpito dalla libertà che trasmette: non c’è bisogno di un soggetto riconoscibile o di un contesto preciso, basta lasciarsi guidare da forme, linee, texture e luce.

Cos’è la fotografia astratta

La fotografia astratta si potrebbe definire come un linguaggio visivo che non ha bisogno di rappresentare un soggetto riconoscibile per comunicare qualcosa. Non importa se stai fotografando un oggetto, una texture o un riflesso: ciò che conta è il modo in cui componi l’immagine, come utilizzi forme, linee, colori e contrasti per creare un’emozione o un pensiero.

È un po’ come la musica strumentale: non racconta una storia precisa, ma ti porta in un luogo interiore. Ecco perché molti la considerano un genere complesso: perché non puoi nasconderti dietro al soggetto. Devi essere tu, con la tua sensibilità e la tua capacità di visione, a dare senso all’immagine.

Il potere della composizione

In fotografia astratta la composizione diventa tutto. Non c’è un volto, un paesaggio o un contesto a cui aggrapparsi: ogni elemento della scena deve trovare un equilibrio preciso. La linea di una ringhiera, l’ombra di un edificio, il riflesso di una pozzanghera possono trasformarsi in forme geometriche che evocano qualcosa di totalmente diverso dal loro contesto reale.

Chi pratica questo genere con passione racconta che è un esercizio che allena moltissimo lo sguardo, perché ti obbliga a cercare dettagli e prospettive inusuali. E forse è proprio questo il valore aggiunto della fotografia astratta: ti spinge a vedere ciò che normalmente non vedresti, ad andare oltre la funzione degli oggetti per scoprire la loro essenza grafica.

Il rapporto con il colore (o con la sua assenza)

Il colore è una componente fondamentale della fotografia astratta. Può diventare il protagonista assoluto, creando contrasti potenti, oppure può essere eliminato per dare spazio solo alle forme, come accade nelle immagini in bianco e nero.

Molti fotografi scelgono palette cromatiche ridotte, per evitare di disperdere l’attenzione. Altri, invece, giocano proprio sul caos visivo, accumulando texture e tonalità diverse. Personalmente, credo che il bianco e nero funzioni particolarmente bene in questo genere, perché toglie l’elemento “distrazione” del colore e lascia parlare solo le linee e le ombre.

Dove si pratica la fotografia astratta

Una delle cose più belle di questo genere è che puoi farlo ovunque. Non serve una location particolare, basta saper osservare. Una vetrina, una ringhiera, una superficie metallica ossidata possono diventare il punto di partenza per una fotografia potente.

C’è chi preferisce ambienti urbani, ricchi di geometrie e superfici riflettenti. Altri trovano ispirazione in natura, sfruttando le forme delle rocce, dei tronchi, dei fiori. La verità è che l’astratto non ha confini: è ovunque, e dipende solo dal tuo sguardo.

Le difficoltà di questo genere

Da osservatore esterno posso dirti che la difficoltà maggiore della fotografia astratta è dare coerenza al proprio linguaggio. Rischi di scattare immagini che sembrano casuali, che non trasmettono nulla. Per questo motivo serve molta pratica e una grande consapevolezza visiva.

Un altro aspetto complicato è la lettura da parte di chi osserva. Non tutti sono disposti a “mettersi in gioco” davanti a una fotografia che non offre un soggetto chiaro. Qualcuno si annoia, altri non riescono a capire. Ma forse è proprio qui la sua forza: l’astratto divide, non lascia indifferenti.

L’attrezzatura per la fotografia astratta

Quando si parla di fotografia astratta, la prima cosa da chiarire è che l’attrezzatura non è mai il punto di partenza. Qui non conta avere la macchina più performante o la lente più luminosa: ciò che davvero fa la differenza è lo sguardo, la capacità di vedere oltre il soggetto per trasformarlo in qualcosa di nuovo. Tuttavia, alcune scelte tecniche possono semplificarti il lavoro e aprire possibilità creative che altrimenti non avresti.

La macchina fotografica: scegli ciò che ti fa sentire libero

Qualsiasi fotocamera può andare bene, dalle mirrorless alle reflex fino agli smartphone, perché non hai vincoli particolari come nel paesaggio o nella fotografia notturna. Se vuoi avere più margine nella post-produzione e una qualità d’immagine superiore, una mirrorless APS-C o full frame è la scelta più equilibrata. Ti permette di gestire meglio il file e di sperimentare con tempi lunghi o ISO alti senza penalizzare troppo la qualità.

Gli obiettivi: variabilità per creare

Nella fotografia astratta non esiste una “lente perfetta”, ma esistono lenti che ti aiutano a sperimentare. I grandangoli (come un 24mm o 28mm) sono ottimi se vuoi giocare con le linee prospettiche e inglobare più elementi nel frame, mentre un 50mm o un 85mm ti permettono di concentrarti su dettagli e porzioni di realtà che diventano forme quasi irriconoscibili.

Se vuoi entrare nel dettaglio più estremo, le lenti macro ti offrono infinite possibilità, perché ti consentono di portare lo spettatore dentro la materia stessa: una ruggine, una crepa, una superficie bagnata possono diventare mondi interi.

Accessori che possono fare la differenza

Pur non essendo indispensabili, alcuni accessori possono arricchire il tuo modo di fotografare. Un treppiede può aiutarti a lavorare con tempi lunghi per ottenere scie o movimenti intenzionali, mentre filtri ND o polarizzatori possono trasformare il modo in cui la luce interagisce con le superfici.

Anche i flash o le torce LED possono diventare strumenti creativi per generare ombre, riflessi o sovrapposizioni di luce non naturali. Qui puoi osare: l’astratto non richiede realismo, ma emozione.

Allenare lo sguardo prima della tecnica

Alla fine, la vera attrezzatura che ti serve è il tuo occhio. Puoi avere la macchina migliore al mondo, ma se non impari a vedere oltre il soggetto, ogni scatto sarà solo un’immagine qualsiasi. Allenati a cercare forme, simmetrie, contrasti e texture ovunque: una finestra rotta, una ruggine sul muro, un riflesso in una pozzanghera. L’astratto non lo costruisci in studio, lo trovi nel mondo reale, ma solo se impari a osservare.

Perché vale la pena sperimentare

Pur non avendolo mai praticato, sono convinto che dedicare del tempo alla fotografia astratta possa essere un esercizio prezioso per chiunque. Ti insegna a liberarti dalle regole, a cercare significato nel dettaglio, a scattare con la mente più che con le mani.

E soprattutto ti ricorda che la fotografia non è solo testimonianza, ma anche interpretazione. A volte la cosa più interessante che puoi fare è trasformare un pezzo di realtà in qualcosa di completamente nuovo. E non serve essere un maestro dell’astratto per iniziare: basta uscire di casa con la curiosità di vedere oltre l’apparenza.

DISCLAIMER:

Le immagini presenti in questo articolo sono state generate tramite intelligenza artificiale per motivi legati al copyright e alla privacy dei soggetti fotografati. In attesa di poter condividere scatti originali in contesti adeguati, la generazione AI rappresenta uno strumento utile e in evoluzione, capace di supportare chi lavora nel mondo dei blog, dell’editoria e della divulgazione visiva, senza rinunciare alla qualità del racconto.

Facebook
Twitter
LinkedIn
Pinterest
Pocket
WhatsApp

Lascia un commento