La Venere accovacciata agli Uffizi: un capolavoro di grazia e intimità

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La Venere accovacciata agli Uffizi: un capolavoro di grazia e intimità
Un viaggio agli Uffizi alla scoperta de La Venere Accovacciata, capolavoro di grazia e intimità che ritrae Afrodite in un momento privato, raccontata tra storia, arte e il mio scatto in bianco e nero che ne esalta luce e volumi.

Oggi voglio portarvi proprio in una di quelle sale dove, lontano dall’imponenza dei grandi quadri e dalle opere più “fotogeniche” per i flussi turistici, si trova una scultura che colpisce per la sua delicatezza e per il senso di intimità che trasmette: la Venere Accovacciata, una rappresentazione di Afrodite in un momento privato e quasi vulnerabile.

Quando entro agli Uffizi, ogni volta ho la sensazione di varcare una soglia che mi porta in un universo parallelo dove il tempo si sospende e la bellezza diventa l’unica legge. Questo museo, che si affaccia sul cuore pulsante di Firenze, è un autentico scrigno di meraviglie e non smette mai di sorprendere, anche chi – come me – ci è tornato più volte. Se non li avete mai visitati, vi invito a farlo organizzando la vostra esperienza direttamente dal sito ufficiale degli Uffizi, così da potervi muovere con tranquillità tra le infinite sale e scoprire sia i grandi classici che le gemme più nascoste.

Venere: la dea dell’amore e della bellezza

Prima di avvicinarci a la Venere Accovacciata, credo sia importante fare un passo indietro e raccontare qualcosa su Venere – o, come la chiamavano i Greci, Afrodite. Figlia della spuma del mare secondo la tradizione più poetica, nacque da un episodio leggendario che vide il mare stesso farsi culla e generare la dea più bella dell’Olimpo. Il suo mito attraversa secoli e culture, incarnando l’idea stessa della seduzione, della grazia e della potenza dell’attrazione.

Nell’arte antica, Venere è stata rappresentata in mille modi: trionfante in piedi su una conchiglia come nella celebre “Nascita di Venere” di Botticelli, oppure sensuale e rilassata nei banchetti celesti, o ancora in gesti più quotidiani e intimi, come nel caso della Venere Accovacciata. Questa variante è meno monumentale e più personale: qui la dea non si mostra per dominare lo sguardo, ma sembra sorpresa in un momento privato, mentre si lava o si prepara al bagno.

La Venere Accovacciata agli Uffizi

Questa opera d’arte custodita agli Uffizi, conosciuta come la Venere Accovacciata, ma anche come Afrodite al bagno o Afrodite di Doidalsas, è una copia romana di un originale greco datato al III secolo a.C., attribuito allo scultore Doidalsas di Bitinia. L’originale non è sopravvissuto, ma la fortuna di questo soggetto è testimoniata dalle numerose repliche che ci sono pervenute.

La Venere si trova in una posizione accovacciata, il busto leggermente inclinato, una gamba piegata sotto di sé e l’altra pronta a sostenere il peso in equilibrio. La mano destra sembra quasi un gesto istintivo di pudore, come se stesse proteggendo il petto, mentre la sinistra poggia con naturalezza sulla gamba. Il volto, leggermente ruotato, non guarda lo spettatore con sfida o civetteria, ma con un’espressione assorta, forse colta da sorpresa.

Questa posa – al tempo stesso naturale e studiata – esprime una sensualità discreta, lontana dalle pose teatrali. È un momento di quotidianità elevato a eternità dal marmo, un frammento di vita privata di una dea che diventa universale, da qui la Venere Accovacciata.

La mia fotografia della Venere

Ho realizzato questa foto de la Venere Accovacciata durante una delle mie ultime visite agli Uffizi, scegliendo di catturare la scultura in bianco e nero per concentrarmi sui volumi, sulla texture del marmo e sul gioco di luci e ombre che la sala offriva in quel momento. Ho utilizzato la mia Fuji X-T2 con l’obiettivo Fujifilm XF18-55mm F2.8-4R LM OIS WR, impostando ISO 1600, esposizione -1EV, apertura f/3,5 e tempo di scatto 1/60s.

Queste impostazioni mi hanno permesso di mantenere un’illuminazione morbida, preservando la sensazione di intimità che la statua trasmette. La riduzione dell’esposizione di un valore (-1EV) è stata una scelta precisa per evitare che le zone più illuminate bruciassero i dettagli, mantenendo invece una gamma di toni che va dal bianco quasi candido del marmo alle ombre profonde che definiscono i contorni.

La descrizione dello scatto

Nell’immagine, la Venere emerge dal buio circostante come se fosse illuminata da un fascio di luce teatrale. I suoi tratti delicati sono messi in risalto dalla morbidezza del marmo e dalla curvatura naturale della postura. L’ombra che si proietta dietro di lei amplifica la tridimensionalità, mentre la base circolare sembra quasi un piedistallo improvvisato su cui la dea si è appena posata.

Il contrasto alto del bianco e nero regala una lettura più intensa delle superfici: i segni del tempo sul marmo diventano quasi cicatrici che raccontano la storia millenaria dell’opera, mentre i capelli ricci scolpiti con minuzia emergono come un ricamo di luce. È una fotografia che non cerca la perfezione documentaristica, ma un dialogo emotivo con lo spettatore, invitandolo a soffermarsi sul silenzio che questa figura trasmette.

Un consiglio per fotografare statue nei musei

Fotografare statue in ambienti museali è sempre una sfida, soprattutto per via delle luci spesso direzionali e della necessità di non utilizzare il flash. Il segreto sta nello sfruttare le ombre a proprio vantaggio, cercando di posizionarsi in modo che la luce radente metta in evidenza i volumi. Non abbiate paura di sottoesporre leggermente: a volte la vera bellezza sta nei dettagli che emergono dal chiaroscuro.

Per sculture come la Venere Accovacciata, il bianco e nero è una scelta che può aggiungere una dimensione senza tempo all’immagine, concentrando lo sguardo sull’essenza della forma e sulla sensibilità del gesto, senza le distrazioni cromatiche dell’ambiente circostante.

In fondo, la Venere Accovacciata non è solo un reperto storico da ammirare: è un frammento di un’idea eterna di bellezza, un attimo sospeso in cui una dea diventa umana. Fotografarla significa entrare in punta di piedi in questo momento privato, cercando di rispettarne la delicatezza e, al tempo stesso, di raccontarla attraverso il proprio sguardo.

Se volete davvero capire cosa intendo, vi basterà cercare la Venere Accovacciata agli Uffizi e fermarvi davanti a lei, lasciando che la sua posa, il suo sguardo e la sua silenziosa grazia vi parlino. È uno di quei momenti che un amante dell’arte non dimentica facilmente.

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